“La compagnia del tè”: un'esperienza che fa riflettere
Autrice
Organo di Amministrazione Cittadinanzattiva Aps nazionale
Centro Coordinamento Nazionale Comitati Etici
Responsabile Grosseto Cittadinanzattiva toscana Aps
Ricevuto il 03 maggio 2026; Accettato il 15 maggio 2026
Riassunto
Questo articolo prende spunto da una piccola esperienza, raccontata tramite testimonianze dirette, per sostenere e valorizzare la profonda innovazione rappresentata dai gruppi di psicanalisi multifamiliare che si tengono a Grosseto presso il Servizio di salute mentale. Al contempo si interroga sull’atteggiamento delle istituzioni sanitarie che dimostrano paura o disinteresse verso politiche innovative anche se molto utili ai Servizi, tanto più in un momento di grandissima carenza di operatori. Infine vuole suggerire l’attivazione di un programma informativo e formativo “alla portata di tutti” sull’utilità dei gruppi multifamiliari, magari e possibilmente con la collaborazione di cittadini.Summary
This paper draws on a small experience, narrated through direct testimonies, in order to support and highlight the profound innovation represented by the multifamily psychoanalysis groups held in Grosseto within the Mental Health Service. At the same time, it reflects on the attitude of healthcare institutions, which often show fear or lack of interest toward innovative policies, even when these may prove highly beneficial for mental health services, especially at a time of severe staff shortages. Finally, the article aims to encourage the development of an accessible information and training program on the usefulness of multifamily groups, possibly involving the collaboration and participation of citizens.“Il tea del venerdì”… Dare visibilità a questa esperienza, anche se piccola, è importante perché non nasce per caso. È frutto di un’attenta, lunga e interessante politica di innovazione e apertura del Servizio di Salute Mentale di Grosseto, che “sperimenta” da circa tre anni gruppi di psicoanalisi multifamiliare “aperti” anche a operatori non sanitari, ovviamente dopo previa ed efficace formazione.
Inserire in un Servizio di Salute Mentale gruppi di sostegno psicologico allargati a più famiglie, agli utenti e agli operatori insieme è già di per sé una considerevole innovazione, tanto più se si guarda il livello di altri servizi analoghi in Italia.
La forte innovazione attuata a Grosseto sta nel fatto che ai corsi di formazione per coordinare i gruppi di psicanalisi multifamiliare sono stati ammessi elementi che non fanno parte neanche del “sistema” sanitario, cioè semplici cittadini, attenti e assidui ma completamente esterni al sistema.
Da questo punto di vista l’esperimento ha davvero funzionato perché chi scrive è una cittadina, rappresentante di Cittadinanzattiva toscana, né psichiatra né psicologa… Invitata a partecipare ai corsi di formazione ha aderito volentieri e poi… ha “sposato la causa” e oggi coordina, insieme ai terapeuti, due gruppi di psicanalisi multifamiliare (uno presso il Servizio, uno presso l’SPDC) e un terzo piccolo gruppo nato al di fuori del Servizio ma composto da persone che frequentano il gruppo multifamiliare iniziale, da lei coordinato.
Sull’utilità ed efficacia dei gruppi multifamiliari molto è stato scritto e chi ne fa parte, in qualsiasi ruolo, conosce perfettamente i potenti meccanismi protettivi e i valori terapeutici che si sviluppano durante un incontro.
Il gruppo è un “luogo” dove si ascolta, dove si rispetta, dove si diventa consapevoli, dove si soffre, dove si impara anche a sperare che in fondo al tunnel ci può essere una luce…
È un’esperienza grandiosa e formativa anche per chi non è utente, non è familiare, non è terapeuta… una ricchezza che merita sicuramente maggior riconoscimento, in primis da parte delle istituzioni sanitarie e di molti terapeuti resistenti ai cambiamenti.
Ma qui si vuole parlare di una piccola esperienza significativa nata dal desiderio di quattro/cinque frequentatori del gruppo di psicoanalisi familiare del Servizio di incontrarsi “al di fuori del gruppo”.
Desiderio raccolto subito da due volontarie di Cittadinanzattiva che hanno organizzato un primo pomeriggio “insieme”, ospiti di un’altra associazione amica, con lo scopo di costruire collages insieme. E il collante dei collages ha funzionato…
Settimana dopo settimana il gruppetto si è allargato ad altre due/tre persone e si è consolidato inventandosi di volta in volta qualche attività ludica e leggera… è già un anno che dura.
Oggi il gruppo si autodefinisce “La compagnia del venerdì” e già questo titolo esprime lo spirito coeso, leggero e un po’ festoso che anima i partecipanti.
Cosa si fa quando ci si incontra? Di cosa ci si occupa? Apparentemente di nulla… ma invece, come si può leggere nelle testimonianze che seguono, lo scopo del gruppo è altissimo: il benessere di chi vi partecipa.
Non c’è un capo, le decisioni si prendono insieme, tutti sono alla pari, ognuno partecipa alle piccole attività se e come vuole. Sembra funzionare! Un’esperienza davvero nuova ed unica nel suo genere e mettere insieme le emozioni di tutti per scrivere questo articolo è stato un bel momento in cui si è condiviso un obiettivo comune e il gruppo si è sicuramente arricchitoLe testimonianze
ANNA
“Avevo bisogno di una pausa …. da tutto!
Avevo bisogno di un tempo sospeso … dove respirare secondo i miei ritmi!
Cercavo uno spazio in cui muovermi libera ed essere me stessa .. al di là dei ruoli imposti o convenzionali.
ME STESSA!.. Forse è questo che avevo bisogno di capire!
Comunque.. “c'è un gruppo creativo” ..mi dicono. “persone che si incontrano e non si conoscono. Poche regole. Condividono un luogo e ognuno fa .. o non fa quello che si sente sul momento.. senza giudizio”.
Mi ricordo di essermi detta “Bene.. perché non provare?!” in fin dei conti la premessa era invitante.
Parole chiavi: creativo – luogo – spazio – nessuno che conosco – assenza di giudizio.
Per il primo appuntamento mi ricordo che ero un po’ in ansia. Conoscevo già il luogo dell'incontro.
Un Luogo che in un tempo non lontano aveva accolto mio figlio nei suoi tanti momenti difficili.
Arrivo.. apro la porta e mi accoglie un sorriso bello!... spontaneo! Sincero! Poi mi guardo intorno e anche gli altri mi salutano e mi invitano a qualcosa di già cominciato intorno ad un tavolo... si ritaglia.. si appiccica.. si crea. Nascono dei poster con ritagli di giornali e riviste... ma a guardarli bene.. c'è molto di più.. Ognuno svela dei messaggi! .. Pensa te! Mi stupisco a pensare a quanto mi sono arricchita in poche ore condivise.
È passato un anno dal mio primo appuntamento e mi accorgo che aspetto il venerdì, giorno in cui ci troviamo regolarmente. Il desiderio di uno spazio tutto mio ha lasciato il posto a qualcosa di più importante che condivido con persone che adesso più che mai mi fanno sentire che esisto e che c'è dell'altro.. .tutto in divenire... piacevolmente da scoprire.
CLARA
Il “nostro venerdì” è iniziato quasi per caso, nato da una costola del gruppo di aiuto psicologico multifamiliare dell’Azienda sanitaria che si tiene ogni due lunedì.
Non voglio scrivere del gruppo qui sopra perché è quasi impossibile per me esprimere le sensazioni di sovraccarico emotivo che si presentano ogni volta.
Alla fine di uno di questi incontri mi è stato proposto di passare un paio d’ore insieme il venerdì pomeriggio, per chiacchierare, creare, fare collage o soltanto stare in silenzio ma in compagnia.
È per me un’altra ancora di salvataggio per la mia poca voglia di vivere.
Ho una maschera che mi mostra essere sempre: una persona spiritosa, molto schietta (a volte troppo), sincera e burlona.
Per me il senso del “nostro venerdì” è quello di esprimere se stessi attraverso il ritaglio di pagine di giornale che diventano una piccola opera che estrinseca il mio pensiero piuttosto che i miei timori, le mie speranze; un laboratorio creativo dove creare un pon-pon sgangherato, dei segnalibri eccentrici, dei segnaposto a forma di coniglietto oppure chiacchierare di tutto in modo spensierato accompagnati da una buona tisana e dei ghiotti dolcini.
In queste due ore mi accorgo di essere REALE anche più divertente della falsa Clara. È diventato un toccasana per la mia anima distrutta da tanti piccoli traumi che mi hanno fatto capire che non ho mai ricevuto affetto da nessuno. Sempre e solo “pretendere” soprattutto da parte della famiglia.
Inconsciamente mi ero già allontanata a centinaia di chilometri da loro.
Ogni venerdì è un venerdì diverso e io non vedo l’ora di arrivare lì dove posso diventare, insieme a loro, una piccola famiglia accogliente e armoniosa.
ADA
“Ti va di venire con me il venerdì ad un gruppo?”
Questo è stato l’invito della mia amica Bea: “dai siamo un gruppo di volontari che ci dilettiamo a fare dei piccoli lavoretti tipo decoupage o altro genere, lo scopo è quello di stare insieme e condividere le nostre emozioni ed entusiasmo nel realizzarle……….
Avevo già sentito parlare del luogo dell’associazione presso la quale ci saremmo riuniti e sapevo perfettamente di cosa si trattava ma non sapevo che lì c’era anche uno spazio per la creatività, aperto a chiunque ne volesse far parte.
Mi è piaciuto subito e mi sono sentita a mio agio dal primo giorno perché le persone che ho trovato sono speciali, ognuna con il suo modo di essere.
In questo luogo si respira aria di casa, di libertà di parola, ci si confronta dandoci anche dei suggerimenti, ci si rispetta.
Il nostro parlare è di qualsiasi genere, ci possono essere argomenti di attualità ma anche di cose più frivole, l’importante è stare insieme, passare qualche oretta, anche di più, con estrema leggerezza, magari tra una tisana e l’altra.
A livello psicologico ne trovo beneficio, è un toccasana per la mia mente, in più le persone che ho incontrato sono vere, spontanee e non ho percepito falsità per cui vanno d’accordo col mio essere ed è per questo che aspetto con ansia il venerdì.
CLAUDIO
Il tè del venerdì.
Sarà stato Novembre/Dicembre 2024, che Myriam, una coordinatrice del gruppo terapeutico multifamiliare del Servizio di Salute Mentale, che seguivo da circa un anno, mi chiese di parlarmi.
Miriam mi propose di entrare a far parte di Cittadinanzattiva, un’associazione di volontariato che si occupa di vari temi sociali, per far nascere un gruppo di incontro tra i pazienti che si ritrovavano al gruppo terapeutico multifamiliare; oddio nulla di più inerente alla mia storia terapeutica, nulla di più appropriato per contrastare l’isolamento che spesso accompagna la malattia mentale e che spesso acuisce e aggrava la patologia vissuta.
Onestamente mi sentii fortemente lusingato e commosso, rispetto a quegli anni vissuti prima, dove la rabbia e l’accettazione della mia psiche mi divorava nella solitudine e nelle poche, anzi, pochissime parole condivise con mille terapeuti.
Nulla per togliere alle terapie, ammetto che, sia la terapia individuale sia quella di gruppo, hanno fatto la differenza e non la prevaricazione della patologia; è che l’approccio aperto e perdurato con frequenza nel tempo è un alleato vincente che accelera e che mostra con più facilità una sensazione ed una guarigione.
C’è anche da aggiungere che la terra da cui scrivo è sentita come una società chiusa e poco ricettiva in generale, dove solo la depressione avanza anche come semplice sensazione.
Fatto sta che siamo partiti prima con gli incontri di mercoledì per fare dei collage e dei lavori creativi allo scopo di raccontare la nostra profondità, far parlare liberamente l’espressione della nostra personalità.
Poi i venerdì con la scusa di un tè, quando la nostra conoscenza si è palesata ai nostri occhi e ci siamo riconosciuti amici, accomunati dell’esperienze di vita che ci avvicina ci aiuta a fraternizzare.
È un anno che ci si incontra e di acqua sotto i ponti ne è passata: crisi e difficoltà si sono avvicendate ma il sorriso di raccontarci non è passato.
Quest’anno, due sabati prima di Pasqua, mio padre è stato operato con una certa urgenza per una ischemia imprevista all’arto sinistro come complicanza di chemioterapie e quel sabato ho sentito la vicinanza costante da parte della “compagnia del tè”, fino a che la sera mi sono ritrovato a tavola con loro a sorridere e scherzare dopo una giornata pesantissima e complessa affrontata.
Questa è solo per citarne una, ma potrei andare avanti narrando anche la premura di accompagnarmi alle immunoterapie di mio padre visto che, per una settimana, rimanemmo senza macchina.Esempi che mettono in evidenza la nuova famigliarità nata ma che certo continuerà a crescere ed evolversi a ritmo della vita, con i suoi alti e bassi.
È come se la “compagnia del tè” ci rendesse più stabili di fronte alle complessità della vita.
MYRIAM
Ogni volta che ci incontriamo, il venerdì, per me è un piacere. Difficile spiegarne il perché, ma ci voglio provare.
Sicuramente c’è l’interesse e la curiosità per “la relazione” che si crea tra persone che non si conoscono ma che hanno deciso di frequentarsi con il solo scopo di “stare bene insieme” rispettandosi l’un l’altra.
Così, questo piccolo gruppo, nato quasi per caso e senza apparente futuro, è diventato un graditissimo appuntamento fisso, un prezioso spazio in cui posso essere me stessa senza forzature e in cui sento svilupparsi i migliori sentimenti di solidarietà e sostegno amicale.
Un miracolo, mi sono chiesta più volte?… forse è qualcosa che mi sembra un miracolo, perché quello che mi sta capitando non assomiglia a nulla di già vissuto, ma solo di desiderato. Allora mi dico: è possibile! Ed è bello pensarlo.
Quindi si possono passare due tre ore piacevolmente insieme, in libertà, in profondità ma in “leggerezza” anche con persone tanto diverse da me e che conosco pochissimo.
Perché io so che se mi porto nel gruppo un problema e ne parlo quando ci incontriamo, sono certa che il gruppo mi ascolterà e mi capirà senza chiedermi più di quello che sono disposta a dire, e senza darmi consigli non richiesti.
In altre parole so che mi saranno tutti vicino e tanto mi basterà a farmi star bene, in un ambiente protetto dalla nostra stessa presenza.
Quando si è affacciata la possibilità di scrivere di questa nostra esperienza, abbiamo subito condiviso la notizia con gioia e abbiamo pensato che organizzare un articolo a più mani sarebbe stata un’esperienza singolare, nuova e molto bella per noi.
Infatti abbiamo passato due o tre pomeriggi parlandone, verificando la normativa editoriale, ridendo di noi, prendendoci in giro, scegliendo i nostri nomi “letterari”…, divertendoci. Abbiamo deciso che chi di noi avesse voluto avrebbe potuto scrivere le sue impressioni e sensazioni in piena libertà, come testimonianza di un esperimento in corso a cui cerchiamo di dare un futuro sorridente.
Già, il futuro… Ogni tanto cerchiamo di definirlo ma non ci riesce… che importa però?
Cosa c’è di più bello del “navigare a vista” in buona compagnia?
Il futuro si definirà da solo.
Anche questo pensiero è leggero e confortante per me, fa parte del “gioco dello star bene”.
BEA
Io sono Bea, ho scelto questo nick name perché è forte, è breve, immediato, come è immediata l’intesa che si è creata tra noi nel corso dei nostri incontri: nel capirsi senza parlare… con uno sguardo, un sorriso o una battuta capire l’umore, il disagio, il benessere di qualcuno di noi.
Mi sono avvicinata, in silenzio, come organizzatrice-osservatrice al nostro gruppo e con curiosità per le attività creative che si sarebbero svolte.
Piano piano ho visto crescere il benessere all’interno del gruppo. La compagnia, attraverso i vari lavoretti manuali, colori, racconti, tè, ci ha aiutato a guardarci dentro, ad aprirci ed ad accrescere la consapevolezza di noi stessi, a scoprire qualcosa di noi che ancora non sapevamo.
Come definire il venerdì?
La parola “venerdì” oggi l’associo a svago. Aggiungo che il tè del venerdì ci ha fatto comprendere meglio che: l’abbraccio è importante; colorare, senza perfezione, vuol dire aprire l’anima; ridere migliora il nostro umore.
Ridere di noi stessi e il potere della risata condivisa sono la migliore medicina!
Cosa altro dire?
Stare insieme fa bene a tutti noi, aiuta a superare i nostri disagi e debolezze, aumenta la nostra capacità di relazione verso gli altri.
Nei nostri venerdì c’è Sincerità, Rispetto, Libertà, Amicizia.
Posso concludere che l’aver “cura” del gruppo ha fatto bene a tutti, compreso me!
Riflessioni
Dopo aver letto le testimonianze che suscitano forti emozioni, viene quasi spontaneo definire questa esperienza un incredibile coraggioso esperimento di “amore di gruppo” dove, pur privilegiando l’interesse comune, non è necessario sacrificarsi e annullare se stessi.
Dare priorità al benessere collettivo rispetto al proprio rivela una scelta consapevole di generosità, un’accettazione dell’altro con i suoi pregi e i suoi difetti: una forma di amore maturo e incondizionato che dura forse solo il tempo degli incontri, ma pur sempre caratterizzato dal dono di sé e dalla dedizione verso l’altro senza aspettarsi nulla in cambio.
È uno degli effetti “miracolosi” del luogo “protetto” che è il gruppo: un vero laboratorio creativo che promuove cambiamento positivo attraverso il confronto e produce crescita personale e collettiva.
È ormai dimostrato da più parti come e perché i gruppi di psicanalisi multifamiliare siano uno strumento “in più”, utilissimo ai Servizi di Salute Mentale sempre più tormentati dalla mancanza di personale.
Cosa c’è di più efficace allora che allargare la cultura terapeutica con i gruppi risparmiando risorse di ogni tipo e producendo effetti positivi a “basso costo e alto reddito” per il territorio?
Perché è così difficile un “riconoscimento istituzionale” anche in quelle aziende sanitarie in cui, grazie all’iniziativa di alcuni terapeuti più “coraggiosi”, si pratica già questo tipo efficace di terapia anche sociale? Solo resistenze al cambiamento?
La letteratura insegna che il gruppo è utile anche ai terapeuti perché dà la possibilità di “ampliare” la mente e contenere il burnout; il gruppo consente a più operatori, con diverse qualifiche, di lavorare insieme favorendo il lavoro di equipe; il gruppo è una risorsa in più che non entra in contrasto con altre terapie; il gruppo è molto apprezzato dagli utenti e dai familiari contribuendo ad aumentare la loro soddisfazione nei confronti dei Servizi… tutto ciò si legge sulle riviste del settore.
Da cittadina, partecipe di questo processo innovativo del Servizio di salute mentale di Grosseto, coinvolta in prima persona e sostenitrice dell’arricchimento personale e sociale che deriva da questa politica, riterrei efficace e urgente aprire un “discorso” divulgativo, aperto al territorio, su questo tipo di esperienza utilissima.
Questo articolo, oltre che una testimonianza, vuole quindi essere un “appello” alle istituzioni sanitarie affinché mettano nei loro programmi una maggiore informazione sull’importanza dei gruppi, coinvolgendo non solo gli operatori ma anche il territorio, le associazioni, le cooperative sociali, i familiari e gli stessi utenti, con seminari e convegni “alla portata di tutti”...
Questo potrebbe essere anche un modo efficace per combattere lo stigma che ruota intorno ai disagi mentali e per aumentare la sensibilità sociale verso la salute mentale di comunità.
Bibliografia
Rivista di psichiatria n.58 (2023)
W. Paganini, S. Signorini
Nuova rassegna di studi psichiatrici vol.28 (2024)
F.Russo, R.M.Esposito, C.Tardugno, G.Alessandri
“I gruppi di psicoanalisi multifamiliare come fattore protettivo del burnout negli operatori di salute mentale”
Salute mentale Sicilia, marzo 2026
www.salutementalesicilia.it