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I Club: dal Bene Comune alla Politica del Benessere

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Riassunto

Cambiare la cultura sociale, sanitaria e generale esistente era una frase utilizzata frequentemente dal prof. Hudolin. La pandemia Covid 19, ha fatto emergere le criticità di un sistema sanitario che può intraprendere nuove strade  e migliorarsi.


Summary

Changing the social and healthy culture was a statement frequently used by the Professor Hudolin. The Covid-19 pandemia made clear the critical issues of the health system, which could take new paths and improve itself.


Nel Maggio 2019, (1) la comunità delle famiglie che si riconosce nell’approccio Ecologico Sociale (Metodo Hudolin) per affrontare le sofferenze alcol correlate si è riunita ad Assisi per il 27° Congresso Nazionale di Spiritualità Antropologica ed Ecologia Sociale a tema: “Il Club e il bene Comune”, un’occasione di confronto e crescita su una tematica sintonica con la filosofia dei Club, ma che a distanza di un anno, dopo la catastrofe planetaria legata alla pandemia da Covid19, si è rivelato il cardine da cui si potrebbe ripartire per riorganizzare la nostra quotidianità, quella dei servizi e delle nostre comunità.

Siamo a quarant’anni dalla riforma sanitaria e psichiatrica, che trovarono pieno compimento formale nel dicembre del 1978.(2) Quarant’anni fa si facevano i primi passi ed iniziava in Italia l’esperienza dei Club, due eventi non casualmente contemporanei, fortemente intrecciati da uno spirito comune, quello della partecipazione, del riconoscimento dei fattori sociali e ambientali come determinanti di salute. Eravamo agli albori di un concetto di salute globale, che non può eludere l’ambiente, il clima, gli stili di consumo della popolazione. Sono trascorsi quarant’anni e molti progressi sono stati fatti e continuano a prodursi, ma allo stesso tempo sono progressivamente subentrati fattori regressivi, legati prevalentemente ad interessi corporativi ed economici che minano il clima e l’ambiente, producendo condizioni rischiose per la salute della popolazione. Allo stesso tempo, con l’insorgenza di logiche efficientistiche ed economicistiche, per l’induzione di strategie speculative intorno alla salute, si è assistito ad un arretramento dei modelli partecipativi, sostituiti dal decisionismo aziendalistico (2).

Il club nasce come una forma organizzata sociale di fronte alla sofferenza umana, consegnata ad un ordine disciplinare, la psichiatria alla quale si chiedeva ed ancora oggi si chiede, pur talvolta negandolo, di esercitare una funzione di contenimento e controllo sociale(3). L’intuizione di Vladimir Hudolin, psichiatra croato (1922- 1996), allora presidente dell’Associazione Mondiale di psichiatria sociale e membro del gruppo di esperti per l’alcolismo e le altre dipendenze per l’Organizzazione Mondiale di sanità, si colloca in continuità con l’essenza della psichiatria sociale che cerca di liberarsi del mandato custodiale e di andare oltre se stessa per aprirsi all’umanità nella sua irriducibile complessità. La proposta di Hudolin, per quanto sempre improntata all’innovazione, ha cercato un adattamento provvisorio con la cultura esistente per poi operare degli strappi, finalizzati al cambiamento di quella stessa cultura. Fin dall’inizio è stato esplicitato che la finalità primaria dei programmi dei Club è cambiare la cultura esistente, sia in senso generale, fino al tema della salute, che comprende le dimensioni sanitaria e sociale, intesa come insieme complesso delle dinamiche relazionali, comunicative, politiche, economiche, ambientali e religiose (3).

La pandemia ha messo a nudo le false certezze di benessere che avevamo e l’illusorietà sulla quale avevamo organizzato l’idea di salute delle nostre comunità. Un’organizzazione basata sull’idea che una sanità iperspecialistica e molto costosa potesse da sola affrontare e risolvere i problemi inerenti la Salute. Ci siamo accorti che un sistema come il nostro sarà sempre meno sostenibile e potrà occuparsi di fasce di popolazioni sempre più esigue.

Il settore sanitario, oltre a promuovere azioni intersettoriali per agire sui determinanti sociali, dovrebbe migliorare l’equità nella salute attraverso riforme indirizzate verso la copertura universale. Questa va intesa come accesso ai servizi sanitari per l’intera popolazione, abbinato alla garanzia della protezione sociale attraverso meccanismi perequativi di finanziamento della spesa sanitaria (4).

Vi è anche bisogno di recuperare la dimensione umana dell’assistenza, promuovendo l’empowerment. Mettendo al centro la persona e abbandonando logiche di mercato. Le riforme delle politiche pubbliche per promuovere e proteggere la salute delle popolazioni riguardano: le politiche per il corretto funzionamento delle varie componenti del sistema sanitario (per risolvere la crisi delle risorse umane, per i farmaci essenziali e le tecnologie sanitarie); le politiche di sanità pubblica (dagli interventi locali di igiene ambientale fino alle strategie sovranazionali per mitigare gli effetti delle risorse climatiche, controllare le pandemie e preparare risposte rapide in caso di disastri); infine le politiche degli altri settori della società (4).

Queste riforme richiedono nuove forme di leadership e di governo della sanità, per permettere la gestione della complessità degli odierni sistemi sanitari e rendere le autorità più responsabili di fronte alle popolazioni. Il modello auspicato è di una leadership collaborativa, partecipatoria, pluralista, basata sul negoziato, che rimpiazzi gli opposti canoni del comando centralistico da una parte e dall’altra quella che vede lo stato come problema (5).

Le persone sono portatrici non solo di bisogni ma anche di capacità che possono essere a disposizione della comunità per contribuire a dare soluzione, insieme con le amministrazioni pubbliche, ai problemi di interesse generale.

Questa certezza ha trovato conferma nella legge di revisione costituzionale che nel 2001 ha introdotto nella Costituzione il principio di sussidiarietà orizzontale, con questa formulazione: “Stato, Regioni, Città Metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli ed associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà (art. 118, ultimo comma).

La vera essenza della sussidiarietà sta nell’essere la piattaforma costituzionale su cui costruire un nuovo modello di società caratterizzato dalla presenza diffusa di cittadini attivi, autonomi, solidali e responsabili, alleati dell’amministrazione nel prendersi cura dei beni comuni (6).

E’ importante che diventi attore sempre più protagonista il cosiddetto Quarto Settore (il Primo Settore è quello dei Servizi, il Secondo Settore quello delle imprese, il Terzo Settore quello delle Cooperative e delle Associazioni no Profit che offrono servizi, il Quarto settore è l’associazionismo legato alle pratiche di auto mutuo aiuto come ad esempio AA, Club, Gruppi AMA,, Gruppi di acquisto solidale).

Il Quarto Settore (6) è un Bene Comune e di fatto appartiene alla comunità dove si sviluppa, vede la compartecipazione di operatori, cittadini ed utenti che, a titolo personale oppure arrivando dalle associazioni ed istituzioni diverse, concorrono a migliorare la salute nella comunità attraverso la co-progettazione, la compartecipazione da affiancare ai percorsi terapeutici gestiti dai settori specialistici, indispensabili percorsi esistenziali di comunità per sostenere percorsi di cambiamento ed emersione della resilienza in riferimento a problematiche complesse non riconducibili alle soluzioni dell’approccio riduzionista.

Il quarto Settore cerca il rinforzo delle relazioni, del capitale sociale e delle collaborazioni quindi la coesione sociale all’interno della Comunità.

I Club ed i Gruppi AMA attraverso le loro associazioni possono contribuire, forti della loro storia ed esperienza, ad intraprendere questo nuovo cammino. La crisi profonda della democrazia rappresentativa, in tutto il mondo e a tutti i livelli dell’organizzazione sociale, ci sollecita a riprendere il tema della partecipazione con la costruzione di nuove modalità di mediazione per il Bene Comune (2).

Il tema del 28° Congresso Nazionale di Spiritualità Antropologica ed Ecologia Sociale Nazionale dei Club che si sarebbe dovuto tenere a Maggio 2020 sempre ad Assisi era “Il valore politico della sobrietà”, a testimonianza di un cammino che, pur fra tante difficoltà, non si può fermare. Purtroppo, causa pandemia, il Congresso è stato annullato per questo anno e verrà ripetuto con lo sesso tema il prossimo. La partecipazione e la testimonianza delle famiglie della Comunità che si riconoscono nell’approccio ecologico sociale sarà comunque garantita questo anno in un incontro virtuale, sempre di tre giorni, su una piattaforma online.


BIBLIOGRAFIA

1) Conclusioni del XXVII Congresso di Spiritualità Antropologica ed Ecologia Sociale: “Il Club e il Bene Comune”. Assisi, 10-12 Maggio 2019.

2) Il club e il bene comune (F. Marcomini, V. Cerrato, C. Zorzi, Luigi Pellegrino) Proget Type Studio, stampa: Nuova GRAFOTECNICA, Padova, 2019.

3) Ecologia sociale e bene comune. (F. Marcomini) in Il club e il bene comune (F. Marcomini, V. Cerrato, C. Zorzi, Luigi Pellegrino) Proget Type Studio, stampa: Nuova GRAFOTECNICA, Padova, 2019.

4) Welfare, salute e bene comune. Dopo 40 anni di lavoro culturale e politico dell’OMS, di riforma sanitaria e di club (C. Zorzi) in Il club e il bene comune (F. Marcomini, V. Cerrato, C. Zorzi, Luigi Pellegrino) Proget Type Studio, stampa: Nuova GRAFOTECNICA, Padova, 2019.

5) Andrea Materia. Primary Health Care. Ora più che mai. 2009. Saluteinternazionale.info.

6) Gli strumenti dell’approccio ecologico sociale sono beni comuni (L. Pellegrini) in Il club e il bene comune (F. Marcomini, V. Cerrato, C. Zorzi, Luigi Pellegrino) Proget Type Studio, stampa: Nuova GRAFOTECNICA, Padova, 2019.

7) “Manifesto sull’approccio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi”, (A. Baselice, G. Corlito, R.Cuni, F. Marcomini, M.T. Salerno), AICAT, Salerno 2011.

8) La cultura dell’ecologia sociale (C. Zorzi, V. Cerrato, F. Marcomini) , Proget Type Studio, stampa: Nuova GRAFOTECNICA, Padova, 2018.

9) I club algologici territoriali: comunità in cammino (F. Bardicchia) NRSP Vol.19, Siena, 2020.

10) Manuale di Alcologia (Vladimir Hudolin)- Edizione critica a cura dell’AICAT (gruppo di lavoro: G. Corlito (coordinatore), G. Aquilino, A. Baselice, D.), Ed. Centro Studi Erickson S.p.A, Trento, 2015.

11) Sofferenza Multidimensionale della Famiglia (Vladimir Hudolin),Ed. Educare, Padova, 1995.