Stampa

pdf articolo

I club alcologici territoriali: comunità in cammino

Autore


Riassunto

Una riflessione sull'evoluzione dei Club Alcologici Territoriali che storicamente si sono occupati di problemi alcol correlati e della multidimensionalita' della sofferenza legata all'uso di alcolici seguendo l'approccio ecologico sociale. Un approccio che permette ai club, pur non abbandonando la mission per la quale sono nati, di allargare il proprio campo di azione agli stili di vita sani capaci di promuovere salute.


Summary

A reflection on the evolution of the Territorial Alcoholic Clubs that historically have dealt with alcohol related problems and the multidimensionality of suffering linked to the use of alcohol following the ecological social approach. An approach that allows clubs, while not abandoning the mission for which they were born, to broaden their field of action to healthy lifestyles capable of promoting health.


La storia dei Club Alcologici Territoriali nasce dalla lungimiranza del prof. Vladimir Hudolin, psichiatra croato (1922- 1996), allora direttore della Clinica di Neurologia, Psichiatria, Alcologia ed altre dipendenze dell’Ospedale universitario di Zagabria; prof. Universitario di neurologia, psichiatria e psicologia medica a Zagabria; presidente dell’Associazione Mondiale di psichiatria sociale e membro del gruppo di esperti per l’alcolismo e le altre dipendenze per l’Organizzazione Mondiale di sanità.

Il professor Hudolin ha ideato ed applicato, attraverso la nascita dei Club (il primo Club nasce in Croazia nel 1964), l’Approccio Ecologico Sociale, sperimentato efficacemente per affrontare i problemi alcol correlati in una prospettiva di promozione della salute Tale approccio esprime una sintesi fra le teorie scientifiche più innovative che si occupavano di sofferenza e salute mentale del 900. (1)

L’ “invenzione” dei Club sta nell’incrocio di una tradizione psichiatrica che viene dalla psicoanalisi, passando attraverso le teorie dell’approccio interpersonale di Sullivan, della psichiatria sociale, dell’esperienza della comunità terapeutica di Maxwell Jones, della teoria generale dei sistemi di von Bertalanffy per includere la cibernetica e l’ecologia della mente, il lavoro sociale di rete e i suoi modelli, l’approccio familiare, la scienza della complessità ed i processi di partecipazione (2).

Tale approccio inoltre si sviluppa in sintonia con i piani d’azione che l’OMS ha prodotto fin dal 1978 con la Dichiarazione di Alma Ata, la Carta di Ottawa, la dichiarazione di Adelaide, la dichiarazione di Jakarta, Salute per tutti nel 2000, Salute nel 21° secolo Health 21, i due piani di azione europei sull’Alcol, la Carta Europea sull’Alcol con la sua etica e le dieci strategie- Conferenza di Parigi del 1995, la strategia globale sull’alcol.

È un approccio che sancisce la centralità del lavoro territoriale, dei programmi di comunità locale, del protagonismo dei cittadini nel tutelare e promuovere la salute in collaborazione con il sistema professionale e dell’assistenza primaria (1).

Ha l’obiettivo di dare risposte alla persona ed ai contesti familiari e comunitari in cui ognuno di noi vive, di sviluppare l’empowerment oltre che responsabilizzare i professionisti della salute a compiere scelte personali di vita coerenti con stili di vita sani, incentivando i processi di partecipazione comunitaria e di sviluppo delle comunità in base alle loro caratteristiche e risorse. (1).

Per Ecologia Sociale si intende la disciplina che studia la società nei loro ambienti partendo da diversi orientamenti, cerca di integrare i diversi approcci che studiano le interazioni biculturali fra i gruppi umani ed i diversi ecosistemi naturali e umani. L’obbiettivo è di promuovere un uso sostenibile delle risorse per le generazioni future che hanno il diritto di ereditare un mondo abitabile, sano, in pace e con maggiore giustizia sociale.

Il concetto ecologico sociale si basa sul lavoro dei club, comunità multifamiliari autonome costituite da 2 non più di 12 famiglie. I problemi alcol correlati vengono inquadrati come un Disturbo Sistemico e come uno stile di vita doloroso con ricadute psico-fisico-sociali, in contrasto con l’approccio medico classico che cerca di situarli esclusivamente in una dimensione biologica e/o psicopatologia. (3).

Chi soffre per i Problemi Alcol Correlati, avendo interiorizzato la norma sociale del cosiddetto “bere moderato”, non si trova mai fuori dalla società, non necessita di essere inserito o riabilitato, in quanto rispettoso del modello culturale vigente, bensì ha bisogno di acquisire uno stile di vita nuovo rispetto a quello dominante. È quindi un metodo che propone un cambiamento del comportamento della famiglia con PAC e della cultura della comunità tale da consentire a tutti una crescita e maturazione come libera scelta senza condizionamenti stigmatizzanti.

Da un punto di vista operativo, l’approccio ecologico sociale secondo il metodo Hudolin delinea:


L’approccio ecologico sociale rappresenta un’esemplificazione teorica ed operativa di un’azione partecipata e comunitaria di promozione della salute (3).

Una comunità in cui si beve alcol produce sofferenze alcol correlate e proprio per questo Hudolin introdusse il concetto di interdipendenza che sancisce il principio etico della corresponsabilità, cioè che tutti siamo responsabili di tutti. Una Comunità aperta e proiettata nella normalità dei contesti di vita e di lavoro; ecologica, che si riconosce come parte di una comunità più ampia; solidale, dove si può cambiare insieme ; per tutti, perché non fa selezioni sociali, politiche, religiose o razziali; e competente, perché non rinuncia, ma propone uno stile di vita sano ed è portatrice di una proposta culturale nuova che interessa tutta la comunità locale.

Un approccio, quello Ecologico Sociale, scientifico e di comunità necessario per affrontare problematiche complesse e ad alta incidenza e prevalenza. Un metodo semplice ed altamente replicabile, non costoso (il sistema dei club si sviluppa su base volontaria), ed in continua interconnessione e collaborazione con il sistema pubblico e con tutti i nodi-risorsa della rete di una società per proteggere e promuovere la salute. (4). Un approccio che ha dato risultati positivi nel 65-80% dei casi ( Studio Valcat, 2014) (5).

L’obiettivo del metodo è perseguire il cambiamento, in particolare quello dei comportamenti e degli stili di vita, ma anche della cultura sociale e degli equilibri ecologici della comunità partendo da un’appartenenza, dalla cultura e dalle tradizioni del gruppo in cui ci si riconosce per introdurre l’innovazione ed una rottura rispetto al passato.

È proprio nella logica della continuità culturale con ciò che ha lasciato il professor Hudolin che i Club nel 2010, in occasione del Congresso nazionale AICAT di Paestum, dopo una consultazione e innumerevoli discussioni e confronti a livello nazionale e locale, scelgono attraverso un nuovo nome di qualificarsi meglio come risorsa della e nella comunità per cambiare la cultura sociale rispetto all’uso di alcolici per promuovere stili di vita sani per tutta la popolazione. La maggior parte dei Club, circa il 70%, decide quindi di abbandonare la vecchia e storica definizione di “Club degli Alcolisti in Trattamento” per chiamarsi “Club Alcologici Territoriali”. La modifica del nome ha permesso al mondo dei Club di fare la prima esperienza di cambiamento dopo la morte di Hudolin avvenuta nel 1996 seguendo un percorso orizzontale, democratico e partecipativo, cercando di affrancarsi dal “padre” che in vita di solito tracciava la linea. Si può intuire come una svolta del genere non sia stata indolore visto che il 30% dei club e delle associazioni locali hanno deciso di rimanere ancorati alla vecchia denominazione. Al di là delle scelte delle parole (e le parole danno un senso teorico e pratico a ciò che si fa) e quindi alla scelta di come proseguire il lavoro nei club, andrebbero anche valutate le dinamiche che hanno a che fare con la dimensione istituzionale delle associazioni che spesso travalica i legami relazionali amicali.

In questi anni hanno frequentato il club migliaia di famiglie che iniziavano il percorso di cambiamento per un problema alcol correlato ma che portavano la complessità propria di ogni essere umano (multidimensionalità) e con questa le sofferenze che spesso sono legate ai Problemi alcol correlati come ad esempio l’uso di altre sostanze, i disturbi psichici, i disturbi comportamentali anche con risvolti penali, i problemi sociali, i gravi problemi esistenziali, i gravi problemi cronici somatici (multidimensionalità della sofferenza). La complessità delle situazioni che si presentano mette sempre più in luce la frammentarietà degli interventi sanitari e sociali focalizzati su una dimensione o sulla somma di più dimensioni.

La prospettiva è quella di provare tutti ad essere ecologici, riflettendo sul nostro modo di pensare e di sentirci dentro la realtà e cambiando conseguentemente anche le nostre pratiche quotidiane e professionali, consapevoli delle difficoltà.

Vivere in una comunità con uno spirito ecologico è un modo diverso di stare al mondo ed un superamento della condizione egocentrica, dove non ci si può accontentare di avere raggiunto un equilibrio permanente (6). L’equilibrio non è mai raggiunto, in quanto è costante ed inesauribile oscillazione dinamica, sottoposto alle imprevedibili perturbazioni ambientali ed esistenziali e non può essere definito statico. Una comunità che include, che accoglie le differenze come risorsa e che mette in relazione esseri umani produrrà più benessere e salute.

Le problematiche vengono affrontate nei luoghi e nelle relazioni nelle quali nascono e si strutturano. In una comunità ecologica nessuno può sottrarsi al coinvolgimento, alla corresponsabilità ed all’interdipendenza. Senza tali principi etici non ci potrà essere un possibile sviluppo verso un futuro di eguaglianza e di giustizia sociale.

È in questa ottica che i Club ultimamente stanno cercando di crescere focalizzando sempre più l’attenzione sull’approccio ecologico sociale; pur non abbandonando la mission legata alle sofferenze alcol correlate, ma andando oltre per diventare sempre più promotori di salute e stili di vita sostenibili e testimoni di cambiamento nella comunità.

Fra le conclusioni del XXVII Congresso dell’AICAT (Associazione Italiana Club Alcologici Territoriali) dal titolo “La cultura dell’ecologia sociale. Responsabilità nel crescere e costruire insieme”, svoltosi a Matera nell’ottobre 2018 si possono estrapolare alcuni punti che vanno in questa direzione. (7)

È ampiamente condiviso che il Club è un luogo capace di creare le condizioni per stare meglio, produrre salute e crescere verso una migliore qualità della vita, oltre l’alcol.

- Andare oltre l’alcol significa riconoscere la proposta culturale che i Club portano a favore del miglioramento della persona, della famiglia, della comunità e del bene comune.

- Parlare dell’alcol ci identifica e ci rassicura ma non esaurisce la complessità della vita. La riflessione sull’alcol va riportata sempre nell’ambito più ampio dell’ecologia sociale.

- La questione del nome del Club non è l’elemento da cui partire ma la naturale e continua evoluzione di un processo culturale in corso.

- Il cambiamento è sempre impegnativo e ci spaventa perché richiama la paura dell’ignoto e del diverso.

- L’Educazione Ecologica Continua è un fondamento della nostra metodologia che permette l’evoluzione del sistema mantenendolo al passo con i cambiamenti culturali e sociali della comunità.

- La responsabilità a cui l’approccio ecologico sociale ci chiama è contraria alla logica della delega.

- Non dobbiamo omologarci al linguaggio e ai valori dominanti ma ribadire la nostra identità contaminando le comunità per contribuire al cambiamento culturale e antrospirituale.

- È importante non sentirsi solo “quelli dell’alcol” e diventare promotori di salute e stili di vita sostenibili, testimoni di cambiamento nella comunità.


È una strada che potrebbe aiutare i club a superare ulteriormente l’approccio medicalizzato della cultura dominante basato sulle sofferenze ed a stimolare queste comunità multifamiliari a non accontentarsi di funzionare e sentirsi come gruppi di auto aiuto. È un percorso graduale, auspicabilmente da fare senza “strappi” che rischiano di creare ulteriori divisioni e frazionamenti. I programmi di Educazione Ecologica Continua che nella metodologia hudoliniana servono a formare e ad aggiornare i membri di Club, potranno aiutare nel cercare una via più condivisa possibile.


Bibliografia

1) “Manifesto suul’approccio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi”, ( A. Baselice, G. Corlito, R.Cuni, F. Marcomini, M.T. Salerno), AICAT, Salerno 2011.

2) Manuale di Alcologia (Vladimir Hudolin)- Edizione critica a cura dell’AICAT (gruppo di lavoro: G. Corlito (coordinatore), G. Aquilino, A. Baselice, D.), Ed. Centro Studi Erickson S.p.A, Trento, 2015.

3) I Club Alcologici Territoriali (Metodo Hudolin). Manuale di EcoAlcologia. (A cura di Giampaolo Carcangiu). Edizioni Teoremauno, Cagliari, 2011.

4) Da Basaglia ad Hudolin: verso una comunità ecologica. (F. Bardicchia) NRSP Vol.17, Siena, 2018.

5) Lo studio VALCAT: valutazione a lungo termine dei Club degli Alcolisti in Trattamento (oggi Club Alcologici Territoriali). Corlito G, Piani F, Morosini P, Cernuto F, Toniutti L.; Alcologia. 2014.

6) Sulla Ecologia Integrale- Riflessioni (C. Zorzi, V. Cerrato, F. Marcomini), Proget Type Studio, stampa: Nuova GRAFOTECNICA, Padova, 2018.

7) RIFLESSIONI CONCLUSIVE DEL XXVII CONGRESSO AICAT “La cultura dell’ecologia sociale. Responsabilità nel crescere e costruire insieme”. Matera, 5-7 Ottobre 2018.

8) Sofferenza Multidimensionale della Famiglia (Vladimir Hudolin),Ed. Educare, Padova, 1995.

9) Psichiatria Alcologia riabilitazione (a cura di V.Hudolin, G. Corlito), Ed. Centro studi Erickson, Trento, 1997.