NUOVA RASSEGNA DI STUDI PSICHIATRICI

rivista online di psichiatria

Volume 14 - 6 Aprile 2017

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La tenerezza dello psichiatra

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Soltanto uno psichiatra di grande esperienza, che ha diretto per anni l’Ospedale Psichiatrico di Novara, rendendolo sempre più umano e portandolo gradualmente alla chiusura per poi diventare primario emerito del corrispondente Ospedale Maggiore, poteva scrivere un libro (1) che dal titolo -L’indicibile tenerezza- fino all’ultima pagina svolge il tema del senso più profondo della relazione tra il malato di mente e chi ha cura di lui: il mondo dei sentimenti. Eugenio Borgna lo fa con grande pudore, parla in poche occasioni in maniera diretta delle sue esperienze e ha come riferimento prevalente l’opera di Simone Weil. Questa scelta è quanto mai felice sia per la qualità umana dei suoi scritti che per i luoghi delle sue esperienze, istituzioni, dalle fabbriche ai lager (nel contributo di Etty Hillesum), che tendono a ridurre a oggetto l’essere umano.

Questa attenzione ai sentimenti come terreno comune d’incontro va oltre questa specialità medica: si è andata preparando nei decenni precedenti nel tessuto sociale e trova il suo principale riscontro in quella che Papa Bergoglio chiama “la rivoluzione della tenerezza”. La tenerezza è aperta a tutti: ma è nome e sostanza femminile. La ritroviamo nelle Madonne della Misericordia che accolgono sotto la protezione del loro mantello uomini, donne, bambini dei più diversi gruppi umani. Può anche comparire con un commovente paradosso in un quadro di un pittore del cinquecento, nella pietà romana del Manfredi, dove è la figlia a dare il latte del suo seno al vecchio padre, carcerato e condannato a morire di fame.

Nell’Ospedale Psichiatrico, luogo che spesso tendeva a ignorare i sentimenti, una delle forme della tenerezza era riconoscere e dare spazio all’amicizia, che Simone Weil considera una sorta di miracolo. A questo riguardo non posso non ricordare una ricoverata nell’Ospedale Psichiatrico di Volterra, dove lavoravo all’inizio degli anni settanta, che era lì da decenni, sin da quando era una ragazzina, ed era ormai gravemente obesa e ridotta a fare pochi passi. Quando la conobbi era tenuta chiusa in una piccola stanza, con un letto i cui piedi d’acciaio erano bloccati per terra col cemento perché, mi dicevano, quando esplodeva la sua rabbia distruggeva ogni cosa. Si era creata una confidenza con lei e un giorno mi chiese di essere portata da una sua amica che era in un altro reparto. La portai lì con l’auto e vi rimase qualche giorno. Ritornò col viso illuminato e poi altre volte volle ripetere quell’uscita che testimoniava il succo della sua umanità: anche lei era capace di esprimere ed avere amicizia, in questo modo tornava ad avere una sorta di speranza.

Sul versante opposto è la sventura, minaccia permanente della nostra vita, che è male di vivere, deserto della speranza e che, come dice Leopardi, “fa perdere l’amore di sé”: riferimento centrale per chi abbia frequentazione con malati di mente.

Nelle prime pagine del libro Borgna parla di sé e della cultura medica del nostro Paese in epoche in cui la Neurologia era vista con rispetto mentre la Psichiatria era considerata subalterna. Ci racconta del suo passaggio da un interesse per la prima alla passione per la seconda, seguendo un percorso interiore nutrito della grande letteratura franco-russa e di psichiatri-filosofi come Jaspers e Binswanger. Fa, inoltre, un preciso riferimento a come “ogni esperienza psicopatologica sia la storia di una vita che deraglia… sulla scia di esperienze non necessariamente patologiche”: un’indicazione precisa che definisce lo spartiacque fra la psichiatra e la neurologia degli adulti.

Ben diverso da tutto ciò è il campo costituito dai Disturbi del Neurosviluppo, che fatica a entrare nell’una e/o nell’altra disciplina, ma nel quale la neurologia è una intelaiatura indispensabile che s’intreccia con il resto e dove non c’è una vita che deraglia ma, viceversa, una vita che a fatica ha preso forma. Qui il gioco dei sentimenti è in parte uguale e in parte ha richieste differenti come, per esempio, quella di evocare in primo luogo aspetti immediatamente positivi della persona e con questo un’inaspettata soddisfazione ed in altri momenti dei sentimenti gioiosi. In questi casi è altrettanto importante l’attenzione ai sentimenti dei familiari che vivono col malato, spesso colpiti dal senso della sventura sin dalla prima età dei figli. Uno stato dell’animo che nel tempo può trasformarsi, cercare di nascondersi, ma che raramente si dissolve.

Questo libro è un’opportunità per gli psichiatri di tutte le età, soprattutto per quelli giovani ed in formazione. Per quelli più avanti con gli anni, invece, rappresenta un’occasione di riflessione, di ripercorrere con la mente gli incontri del passato e di prepararsi con buona lena a quelli prossimi.


Bibliografia

(1) Borgna E. L’indicibile tenerezza. In cammino con Simone Weil. Milano. Feltrinelli 2016.