Vol. 13 - 4 Agosto 2016

La formazione degli psichiatri oggi

Autori
Andrea Fagiolini1, Giuseppe Corlito2

1 professore di Psichiatria dell’Università di Siena
2 co-editor Nuova Rassegna Studi Psichiatrici

Presentato il 30 marzo 2016, rivisto il 15 aprile 2016, accettato il 29 aprile 2016

Si pone il problema nel momento di crisi attuale di individuare quali siano gli ingredienti attivi per la formazione di un giovane psichiatra all'altezza dei tempi. A nostro parere è importante che uno psichiatra sia prima di tutto un bravo medico in senso complessivo, anche a costo di sacrificare qualche mese di formazione specialistica per assicurarsi che la preparazione di medicina interna sia eccellente. Nella nostra esperienza gli psichiatri che conoscono bene la medicina hanno una preparazione e mentalità che garantisce una qualità migliore delle prestazioni erogate, specialistiche o meno che siano. Naturalmente lo psichiatra deve apprendere bene la sua disciplina specialistica. In primo luogo deve sviluppare le capacità e competenze per relazionarsi e dedicarsi alla cura della persona, la cui salute gli è affidata, senza tuttavia minimizzare la malattia, che egli deve conoscere e saper combattere “alla perfezione”, secondo le evidenze scientifiche e non secondo il proprio parere. In secondo luogo deve imparare a sviluppare la propria empatia (quando non ce l’abbia già come talento innato), dedicando particolare attenzione alla persona e all’etica nella relazione. In terzo luogo occorre capire che la psichiatria è prima di tutto una scienza medica, ma soprattutto capire che si tratta anche di una scienza con aspetti particolari, che beneficiano della ‘ contaminazione' con culture non strettamente mediche, come la psicologia, la sociologia, la filosofia, la pedagogia, l’antropologia, e soprattutto l’etica. Occorre recuperare l’indicazione “antica”, quando il medico era prima filosofo, cioè non si può prendersi cura degli esseri umani senza porsi filosoficamente la questione di cosa sia la natura umana. È attraverso questa cultura, imperniata su una solida base medica, che lo psichiatra impara a interfacciarsi con, e a rispettare, le altre professionalità, con le quali potrà lavorare con profitto, senza tuttavia confondere il proprio ruolo con quello, altrettanto importante, di psicologi, sociologi, educatori, assistenti sociali, etc. Con gli altri professionisti della salute mentale è necessaria conoscenza reciproca e massimo rispetto. Sarebbe utile un’integrazione tra ruoli e discipline senza fusione o confusione di ruoli, dato che la materia è per definizione interdisciplinare.

È necessario chiedersi quale sia il ruolo degli psichiatri nel mondo contemporaneo. Gli psichiatri devono prima di tutto curare la sofferenza psichica e la malattia mentale. A seconda delle impostazioni possiamo parlare di sofferenza del cervello, della mente o dell’anima, ma resta il fatto che la sofferenza esiste e che deve essere curata. E’ un compito difficile. Difficile dal punto di vista strettamente biologico, perché i circuiti cerebrali (e non solo: basti pensare a quelli endocrinologici) alterati nei disturbi psichici sono molto più fini di quelli ad esempio alterati nelle principali malattie neurologiche. Difficile dal punto di vista sociale, perché gli aspetti sociali che contribuiscono, a volte in modo non secondario, alle malattie mentali non sono facilmente modificabili nel loro profondo. Difficile dal punto di vita psicologico, perché le cause (e gli effetti) psicologici delle malattie che curiamo sono imponenti e radicati. Ciò comporta chiaramente che la pratica della psichiatria, essendo legata al contesto della società nella quale viene esercitata, sia difficilmente valutabile in ambito medico-scientifico perché, accanto alla dimensione “scientifica” ve ne è una “laica”, disposta al confronto con altre dimensioni culturali. Risulta ovvio, ad esempio, che il dedicarsi esclusivamente all’attività di ricerca scientifica (soprattutto in ambito biologico) produca un curriculum ricco di “conquiste”, le quali prescindono da ogni preoccupazione per le ricadute sociali. Altrettanto ovvio è che una psichiatria più attiva nella società, ma meno traducibile in codici scientifici internazionali, rischia di diventare autoreferenziale e di fornire un servizio non scientificamente valido o comunque non adeguatamente testato. C'è poi il rischio che una psichiatria “troppo sociale” si centri più sui mezzi (erogazione capillare del trattamento sul territorio) che sul contenuto (quale trattamento, con quali competenze). Crediamo pertanto che sia necessario che lo psichiatra oggi, nel mondo contemporaneo sempre più complesso, mantenga più unite e integrate possibile le dimensioni umane, psicologiche e sociali, tenendole più ancorate possibile a una solida base di evidenze e competenze mediche e scientifiche in tutti gli ambiti, sia medici, che psicologici, che sociali.

In tal senso l'università per essere all’altezza dei tempi dovrebbe preparare sia i dirigenti del Sistema Sanitario Nazionale, sia i ricercatori. Nello stesso senso uno psichiatra - soprattutto nel servizio pubblico, inteso, come è stato detto, come un insieme organizzato di gruppi pluri-professionali - dovrebbe essere formato ad organizzare e a saper tenere gruppi di operatori, di utenti, di familiari, di cittadini attivi. L'attività di gruppo e' sempre più riconosciuta come valida ed utile. Ha in più i vantaggi di costi ridotti e maggiore sostenibilità rispetto ad altri interventi ed è dunque un nostro dovere implementare questi protocolli di intervento nel servizio pubblico. Analogamente gli psichiatri devono essere preparati ad avere una competenza psicoterapica. Esse sono a metà strada tra la medicina e la psicologia. Crediamo fermamente che uno psichiatra che conosca una buona tecnica psicoterapica abbia 'una marcia in più'. Anche quando non siano applicate in modo strettamente operativo, le conoscenze psicoterapiche aiutano a capire meglio i pazienti, a relazionarsi meglio con loro, a gestire meglio la relazione, cioè a sviluppare le competenze relazionali necessarie all’esercizio della professione.

Comparando la formazione degli psichiatri in Italia e negli USA, dobbiamo considerare che la selezione nelle scuole mediche statunitensi è molto più stretta di quella operata in Italia e che il livello medio di preparazione del medico americano, di cui uno degli autori ha un’esperienza diretta, è più puntuale della nostra. Uno studente americano appena laureato è in grado di gestire (e bene) un grande pronto soccorso, un'unità di terapia intensiva coronarica o un centro per grandi ustionati. La loro preparazione è strabiliante. Sentiamo spesso dire che la mortalità e la durata della vita media in Italia sono tra le migliori al mondo ed è vero. Questo però secondo noi è più dovuto alla nostra società e allo stile di vita dei cittadini che ai miliardi che il nostro Stato spende per una sanità, come del resto sappiamo dal “diagramma di Denver”. A nostro parere la sanità italiana è ancora troppo personalistica, cioè dedicata più agli operatori che agli utenti. Ci sono discipline che funzionano benissimo, ma ci sono ancora reparti e settori dove il personale esercita diritti che a volte lo fa sentire più padrone che servitore dell’utenza. Riconosciamo tutti che siamo pagati per servire i nostri pazienti, ma la tentazione di servire i nostri diritti, le nostre ideologie, le nostre abitudini è ancora troppo diffusa. Nel sistema italiano, inoltre, il carico di lavoro tra i vari medici ed operatori non è sempre equamente distribuito. Uno dei punti di forza americani è che una persona viene pagata per quello che produce e come lo produce. Da noi esistono dei diritti giusti e inalienabili, ma a nostro parere sarebbe necessario avere un sistema di incentivi più efficiente, che trovi un miglior bilanciamento nel il rapporto tra incentivi (da distribuire sulla base di parametri oggettivi) e stipendio fisso, con lo scopo di migliorare l'efficienza e qualità dei servizi che eroghiamo. Con questo non vogliamo naturalmente negare il lavoro delle migliaia di persone che fanno, in modo generoso ed encomiabile, centinaia di volte in più quello che dovrebbero fare per contratto.


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